Una pizza alla settimana, sì, ma quale?

L’amore degli italiani per la pizza è (in)condizionato?

Nata come ‘speranza’ per saziare la fame, oggi la pizza è sotto la luce dei riflettori: motivo in più per noi per approfondire e porci qualche domanda. Ed è anche il motivo per cui oggi i pizzaioli chiedono ai mulini di andare oltre il claim, creano impasti sempre più identitari e portano in tavola ricette che sono frutto di alleanze con i produttori del territorio e immagine della grande tradizione gastronomica italiana.

E gli Italiani sembra che apprezzino molto. A raccontare questo trend è l’istantanea che Demetra ha elaborato per Eataly in un sondaggio presentato in occasione della prima edizione di “Impronte di Pizza” svoltasi a Roma lo scorso 16 maggio e commentato dal sottoscritto insieme a Luciano Pignataro, Renato Bosco, Stefano Callegari, Fulvio Marino, Franco Pepe, Francesco Pompilio e Ciro Salvo.

Una pizza alla settimana, sì, ma quale?

Di questi dati, che grande eco stanno avendo in questi giorni, accompagnando anche le riflessioni della kermesse napoletana Tuttopizza, alcuni possono apparire prevedibili, come quelli che testimoniano che il 60% degli Italiani mangia la pizza almeno una volta a settimana (e il 15% anche di più) e che il 35% del totale predilige la Margherita, ritenendola anche la pizza perfetta per due innamorati. Interessante invece appare il fatto che il 65% degli intervistati è consapevole dell’importante ruolo svolto dal tempo di lievitazione e dal lievito utilizzato in termini di digeribilità del prodotto: al Sud è addirittura il 72% del campione a dichiararsi convinto di ciò. Ci sorprende molto invece il risultato legato alle farine: quasi un Italiano su 5 (18%) rivela di non dare molta importanza a quello che è l’ingrediente primario della pizza mentre la maggioranza, come prevedibile, si dimostra assolutamente fedele alla farina 00 (48% del campione) mentre il pubblico che predilige farine multi-cereali e/o integrali è pari al 32%. Diversamente, l’attenzione agli ingredienti per la farcitura è altissima: il 50% definisce “importante” e il 38% “molto importante” poter conoscere l’origine di questi con una dichiarata preferenza verso pizze preparate con ingredienti biologici o IGP/DOP e Presìdi Slow Food.

Più incerti invece i dati relativi alle tipologie di pizza preferite. Indubbiamente, la Napoletana vince con il 35% ma il 26% ama la Romana e un italiano su quattro vorrebbe “una via di mezzo” (quella che di fatto ha inventato Eataly) mentre addirittura il 14% si dimostra indifferente alla questione. Solo il 2% degli Italiani dichiara di scegliere la pizzeria per vicinanza a casa come fattore primario, mentre il 38% lo fa per il passaparola. In quanti invece lo fanno leggendo le guide di settore e i giudizi critici? Ci sembrerà davvero strano visto tutto il rumore mediatico ma è solo il 13% degli Italiani che dichiara di lasciarsi influenzare.

Straordinariamente importante appare invece la questione del conto: il 47% sceglie la pizzeria in base al rapporto qualità / prezzo ma il 30% è disposto a spendere solo fino a 5 euro per una Margherita mentre il 48% del campione può arrivare fino a 7 euro. Come a dire: cibo buono, pulito e giusto sì, ma per tutti! E un invito a ritornare alla semplicità!

(fonte Slowfood.it)